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CYCLING IRELAND - 2009 CHALLENGE


BANNER CYCLING IRELAND
Come qualcuno sa, me ne sono inventata un'altra delle mie e ad agosto sarò in Irlanda a pedalare una bici carica di sacche con lo stretto necessario per muoversi in maniera indipendente nel paese verde per eccellenza. Lo scopo del viaggio è quello di unire l'utile al dilettevole: pedalare è un piacere da sempre per chi vi scrive, ma è anche un modo di comunicare a tutti la passione per l'energia pulita, per il viaggio lento, per la riscoperta di sé stessi. Grazie al sostegno di Assos, poi, l'immagine del viaggio in bici in Irlanda avrà un tono ancora più ufficiale. Assos, infatti, ha deciso di regalare all'impresa un set di magliette da bici della collezione MUMU per sostenere il senso pulito di questa piccola impresa.

Maggiori news e foto durante il viaggio.. :)


Sito in aggiornamento

Lo Zio si sta sbattendo per ripristinare il nostro caro vecchio sito. So che alcuni di voi hanno difficoltà di visualizzazione, altri trovano le immagini troppo pesanti, altri ancora non si sono nemmeno accorti del cambio di faccia del sito. Comunque sto lavorando per tutti voi, nella speranza di chiudere presto il tutto e godermi qualche giorno di vacanza. Lasciatemi i vostri commenti al mio indirizzo di posta elettronica. Grazie per la vostra pazienza..

Pasqua a Fontainebleau

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Se sei un socio Vertigo non perdere l'occasione di viaggiare con noi a Fontainebleau a Pasqua. Stiamo organizzando i minibus e il pernottamento per le notti dell'8, 9, 10 e 11 aprile. Se sei interessato, invia subito una mail a vibo@vertigoclimb.com o fulvio@vertigoclimb.com

Le iscrizioni sono già aperte, affrettati!


Zio

Aggiornamento Sito

Lo Zio - webmaster di questo sito - si scusa per la lunga inattività dovuta a problemi tecnici (perdita dati per il passaggio dal vecchio computer al nuovo..)
Mentre è in preparazione una nuova versione del sito (non mi sbilancio su quando potrà essere lanciato visto il tanto lavoro da fare) l'attuale potrebbe avere qualche problema.
Ci scusiamo per il disagio che vi stiamo arrecando - si dice così, no?? - e speriamo in tempi migliori.

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Nuova area boulder in Francia

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E' un sabato mattina di febbraio e lo Zio e il Farmacista approfittano di tre giorni di vacanza per un viaggio alla scoperta di un piccolo sito di arrampicata su massi dalle sagome strepitose nella zona di Avignon, in Francia. Testo e foto di Fulvio Silvestri

Senza pensarci troppo sù scarichiamo la guida dei passaggi, buttiamo i crash pad in macchina e partiamo un po' all'avventura. Il viaggio passa in fretta, fra le solite stupidaggini che solo i climber riescono a produrre e quei due o tre discorsi sui massimi sistemi che si fanno sempre quando si parte per un viaggio.. Quando siamo a un centinaio di chilometri dalla nostra destinazione, decidiamo di fermarci per un pieno di carne e una buona birra - operazione che, unita alla stanchezza del viaggio, ci mette nella condizione mentale ideale per consegnarci alle braccia di Morfeo in un essenziale ma pratico alberghetto della catena Etap

Il mattino è fresco e il cielo velato, ma lascia intravedere un bellissimo azzurro. Il vento che ha fatto sentire la sua voce potente tutta la notte è il maestrale, che soffia da Nord-Ovest, una costante che ci accompagnerà tutto il tempo creando le condizioni perfette di aderenza sul calcare dei blocchi di La Capelle.

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Dopo esserci persi un paio di volte nella campagna provenzale una volta lasciata l'autostrada ad Avignon, raggiungiamo finalmente La Capelle. E' domenica mattina e in giro non c'è anima viva. La Capelle è un minuscolo comune che conta circa 300 abitanti, alcuni dei quali questa mattina fanno capolino dalle finestre per vedere i curiosi ospiti che si mettono un materasso sulle spalle e han la faccia di gente che ha dormito poco.. Lasciata la macchina sulla piazzetta davanti alla chiesa (condizione obbligatoria per evitare problemi con i locali) ci dirigiamo verso l'area dei blocchi, ben indicata sulla mappa, nella parte alta del villaggio. Ci fermiamo subito davanti primo blocco ad ammirare lo splendore delle sue forme e la grana della roccia. Siamo di fronte a un calcare bellissimo, compatto e superaderente a volte, molto lavorato altre volte, che preannuncia un'arrampicata di sensazione e un notevole consumo di pelle..

Poi facciamo la conoscenza di "Giovanni", che non si chiama Giovanni ma essendo di origini italiane è comunemente chiamato così.. Comunque, è il proprietario del bosco nel quale si trovano i massi e ci fa le sue raccomandazioni sull'uso del fuoco, sul fumo (assolutamente vietato!) sull'uso del bagno pubblico nella piazzetta del paese e non in natura nel bosco.. Fatto ciò ci saluta e ci invita a godere di questo piccolo angolo di paradiso dei blocchi. 

Troviamo alcuni grimpeur locali e scambiamo qualche parola per capire bene come leggere la guida. Ci indicano alcuni passaggi da non perdere e anche loro ci raccomando di seguire alla lettera le indicazioni di tutela dell'ambiente in cui ci troviamo. Ci scaldiamo su un blocco dalle lavorazioni incredibili dove c'è di tutto: vasche, lame, piatti, clessidre, pinze, rovesci... sembra una pagina del dizionario delle prese in arrampicata. Fa abbastanza freddo questa mattina e il vento certo non aiuta a scaldarsi. Ma lo spirito è alto e dopo aver scaldato bene i muscoli grandi e i tendini ci avviciniamo a un bellissimo blocco a prua che la guida dà 7b. Ora, il grado di tutto rispetto e il fatto di essere ospiti in terra straniera ci fanno impostare il blocco con molta cura e circospezione. Comunque i singoli movimenti ci vengono quasi subito e risolto un ultimo passaggio per aggirare la prua prima di salire e uscire dal blocco siamo pronti per concatenarlo. Ancora qualche tentativo per entrambi e il blocco è nostro!

La grande soddisfazione non va di pari passo con l'indolenzimento muscolare e l'abuso di pelle già dal primo giorno.. Ci spostiamo in un'altra area del bosco e ci meravigliamo di fronte alla bellezza delle forme della roccia - in particolare del blocco chiamanto L'Elephant per ovvie ragioni... Ci riempiamo gli occhi di calcare meraviglioso e scaliamo tutto il pomeriggio felici come bambini. 

Finalmente dichiariamo chiusa la giornata e ci pregustiamo una birra e due patatine nel vicino paese di Uzés, dove pernotteremo. Uzés è un centro turistico frequentatissimo nella bella stagione, ma l'inverno è davvero desolante l'assenza di gente dopo le 8 di sera. Ci bastano due passi per renderci conto della bellezza architettonica del posto. Questo luogo era la sede del primo ducato francese e lo si può ben vedere dal castello e dai tanti edifici storici del centro. Ci prendiamo un paio di birre in due locali diversi - qui tutto chiude presto la sera in inverno - e poi cerchiamo dove dormire. Troviamo un albergo della catena Logis de France, dove per 60 euro ci danno una doppia spaziosa, con bagno in camera e minibar.. Ci facciamo una doccia e usciamo per cena. Sembra di essere in Vanilla Sky... non c'è veramente nessuno in giro. nemmeno una macchina nelle strada.. Inquietante. La fame ci spinge a cercare un ristorante dove siamo trattati da signori e mangiamo una bistecca di tutto rispetto. Essendo nella zona del Chateauneuf-du-Pape, importante DOC francese, non ci facciamo mancare una bella bottiglia per cena. Divoriamo il nostro pasto con fame atavica e siamo presto a dormire.

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La mattina seguente siamo ancora doloranti per i tentativi del giorno prima. I polpastrelli arrossati ci ricordano che la loro resistenza non è infinita e in generale il corpo e la mente hanno una sola cosa in mente: colazione. Usciamo dall'albergo e siamo sorpresi da quanta gente c'è in giro... Pazzesco, nessuno ieri sera e invece oggi un'incredibile energia in giro per le strade. E dov'erano tutti questi ieri sera?? Facciamo colazione in una piccola boulangerie/salon de the/restaurant. In mezz'ora prosciughiamo ogni scorta di cibo che prima sonnecchiava tranquilla nella vetrinetta. Nell'ordine: 2 panini giganti, 2 caffé, un pain au raisin, un te, una gauffre con nutella, un cappuccino, 2 spremute d'arancia e qualcosa ancora che non ricordo più.. Paghiamo, salutiamo la gentilissima proprietaria e ci facciamo due passi per Uzés. Il paese è ancor più bello di giorno: scorgiamo molteplici aspetti di questo posto che ci incantano davvero e approfittiamo della bella mattinata per riposare i muscoli indolenziti passeggiando un po'. 

Verso mezzogiorno siamo di nuovo a La Capelle. La giornata è splendida e facciamo un bel giro di perlustrazione del bosco sino alla parte sommitale, da cui si gode un panorama stupendo della campagna attorno al sito. Un blocco in particolare attira la nostra attenzione. E' una linea di 7a sui 5 mt che dovrebbe chiamarsi Mille et un face. Bella, dura, con il sole in faccia. Ci distruggiamo di tentativi nella speranza di fissare un malefico buco rovescio subito sotto la piatta che porta alla cima del blocco. Ma le braccia sono a pezzi e nessuno dei due riesce a passare. La giornata è spesa quasi per intero su questa linea. Lo so, sembra assurdo, ma quando senti di guadagnare millimetro dopo millimetro la cima del blocco è difficile staccarsene. Alla fine rinunciamo e ci spostiamo in un'altra piazzola dove ci diamo dentro secchi fino alla fine della pelle. Pur non portando a casa un altro risultato importante scaliamo con piacere su queste concrezioni bellissime e proviamo a ripetizione alcune delle linee più dure del settore. 

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La sera siamo letteralmente a pezzi e ci fiondiamo nel ristorante più blasonato di Uzés dove le porzioni non sono esagerate, sono molto più che esagerate! Buttiamo giù il cibo facendo quasi fatica a tagliare con il coltello tanto i muscoli sono doloranti ma ridiamo per i molteplici aneddoti e le stupidaggini di questi due giorni di scalata. La gente attorno sembra accorgersi di quanto siamo divertiti e in armonia con il mondo e qualcuno ci guarda persino con invidia. Tutti sembrano conoscersi e tutti ci guardano come solo in un piccolo paese si fa quando ci sono due passanti in una stagione in cui di solito non si vede nessuno. 

E' martedì mattina e l'unica cosa che non fa male è la testa. Per il resto, un indolenzimento unico. In questi giorni ci abbiamo dato dentro veramente e la pelle delle dita ne è il testimone principale. Proviamo lo stesso a scalare e abboziamo qualche timido tentativo sui blocchi che abbiamo lasciato in cantiere ieri. Ma il corpo risponde con dei secchi.. NO, oggi non lavoro... e così scaliamo su linee più semplici, comunque godendo della magnifica giornata e delle linee indescrivibili dei massi. 

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Smettiamo di scalare presto perchè oggi dobbiamo rientrare a casa. Non prima, però, di essere passati da Chateauneuf-du-Pape dove un amico è direttore del Consorzio di Tutela del vino che prende il nome dal paese. Scatta l'immancabile degustazione di 6 vini dopo un'esigua colazione di parecchie ore prima e dopo aver tirato ancora prese tutta la mattina.. Inutile dire quanto siamo a pezzi e al contempo allegri dopo la degustazione alla Maison des Vins, boutique nel centro di Chateauneuf dove è possibile degustare e acquistare una selezione dei migliori vini. 

Come facilmente intuibile, spendiamo il viaggio di ritorno fra risate e commenti sui momenti più divertenti del viaggio e la voglia di ripartire presto... 

Spotlight. Fare blocchi in sicurezza.

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PREMESSA
Apriamo una parentesi sulla 'parata' nel bouldering, argomento di cui poco si parla in giro e purtroppo poco si vede messo in pratica bene il più delle volte, particolarmente da chi si è da poco avvicinato alla pratica del bouldering. Prima di parlare della caduta in sè e delle tecniche per prevenire eventuali rischi per l'arrampicatore in caduta, è bene pensare per un momento alle dinamiche che si sviluppano durante l'atterraggio (landing come è stato coniato dagli americani). La velocità che un arrampicatore in caduta può raggiungere può causare un forte impatto sulla parte del corpo che per prima tocca il materasso di caduta. Ecco dunque che i due fattori determinanti per la prevenzioni degli infortuni entrano in gioco sinergico: il corretto posizionamento del/dei crash pad e la presenza - assolutamente necessaria - del paratore (o spotter in inglese). Questo vale tanto nel bouldering in ambiente naturale quanto nel bouldering in centri di arrampicata indoor. Non pensiate che un materasso da palestra spesso 4 o 5 volte l'abituale crash pad sia sufficiente a garantire atterraggi sempre sicuri. Anche qui è fondamentale la presenza del paratore.

LA PARATA
La parata ha una funzione ben precisa e determinante: assicurare che l'arrampicatore in caduta stia atterrando sul materasso di sicurezza e senza ulteriori rimbalzi verso zone che possono creare potenziali pericoli secondari, come la perdita d'equilibrio dopo l'atterraggio, cosa assai frequente. Attenzione però, in nessun caso il paratore deve tentare di afferrare l'arrampicatore in caduta. Ciò facendo potrebbe solo compromettere l'equilibrio dello stesso e determinare una possibile caduta non corretta con il rischio di farsi male entrambi.

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un arrampicatore in caduta.
Limitatevi a rallentarne la velocità,
facendo attenzione che chi cade
vada a finire sul crash pad
virgolette

E' solo rallentando la caduta del vostro compagno di scalata che potrete ridurne la velocità e dunque minimizzarne l'impatto a terra. Non sottovalutate, poi, le cadute 'preventivate'. Pur se più facilmente controllabili, sono sempre cadute, dunque gli elementi velocità, forza, impatto sono identici alla caduta inaspettata. Meglio poi se lo spotter fossero in realtà più d'uno. Attenti però a non tirarvi indietro durante la caduta del vostro compagno pensando che sia l'altro spotter a pararlo..

IL PARATORE. OVVERO, DELLA FIDUCIA
Il paratore ha il compito fondamentale di consentire allo scalatore una scalata fluida in cui non deve avere mai addosso il pensiero di un potenziale rischio in caso di caduta. Quel rischio è condiviso con il paratore, lo spotter. Un bravo spotter non guarda altrove, non si distrae mai mentre il compagno scala. Segue piuttosto con molta attenzione i movimenti dei piedi e del bacino e previene eventuali disastri in caso di caduta scomposta come abbiamo già detto. I piedi dello spotter dovrebbero essere sempre fuori dal crash pad di atterraggio del compagno, il suo equilibrio molto stabile. I pollici meglio se aderenti alla mano per evitare di insaccarli inutilmente in caso di caduta inaspettata del compagno. Se non vi sentite sicuri per la vostra posizione o quella del vostro compagno che si appresta a scalare riflettete un momento su come proteggere al meglio la sua ascensione. In ogni caso durante l'ascensione del vostro compagno non dovrete distrarvi un solo momento. Una piccola disattenzione potrebbe costare caro.

I CRASH PAD
Il corretto posizionamento del crash pad è una delle cose da controllare con maggior scrupolo prima di iniziare a scalare. Sotto un pad possono nascondersi pericolose insidie, quali una roccia che potrebbe causare seri danni a una caviglia. Fate molta attenzione, dunque, e non esitate ad aprire ulteriori pad se ne avete a disposizione. Meglio che i vostri amici stiano seduti scomodi che trovarvi a cadere su uno strato troppo sottile di materassi.. Altra cosa, i pad sono normalmente a doppia densità. Hanno cioè due strati di materiale assorbente, uno più morbido e uno più duro. Contrariamente a quanto molti credono, la parte morbida è quella che va posta sul terreno mentre la parte più rigida verso l'arrampicatore. Questo è vero per la maggior parte delle cadute in piedi. Alcuni preferiscono girare il pad dalla parte morbida sotto i grottini dove il rischio di caduta riguarda più la schiena che le caviglie.
Se usate più di un pad, fate molta attenzione alla sovrapposizione. Gli scalini che si possono creare nel sovrapporre più pad possono rappresentare un serio pericolo per le caviglie. Meglio avere una zona il più omogenea possibile.

POSTMESSA...
Il proposito di questo post non è certamente quello di fare del terrorismo psicologico nei confronti di una pratica seguitissima - che io continuo ad apprezzare moltissimo. Spero di essere riuscito nell'intento, invece, di comunicare ai nuovi di questi disciplina l'importanza dell'argomento e ai veterani l'importanza di questo argomento.. C'è dell'umorismo in quest'ultima frase, credo. Comunque, nessuno è esente dal porsi due domande sulla parata, sul paratore, sul posizionamento del crash pad, che siate nuovi o no del bouldering. State attenti però che in alcuni casi, sarete voi a valutare quali ma in generale su passaggi molto bassi, la presenza del paratore potrebbe impedire un corretto atterraggio. Occhio dunque ad analizzare bene di volta in volta cosa la situazione richiede.

Buone parate a tutti.
Zio

Concorso Fotografico

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HAI UNA FOTO CHE RACCONTA LA TUA PASSIONE PER LA ROCCIA?
Che tu sia un buldero, un falese, un alpignard, un muntagnin...insomma invia la tua foto a webmaster@vertigoclimb.com entro e non oltre le ore 24 del 30 novembre con la tua espressione artistica su cosa rappresenta per te il contatto con la roccia. Le foto più belle che arriveranno saranno pubblicate in una nuova photogallery su questo sito. Le foto devono essere in formato JPEG con risoluzione 800x600px o giù di lì. La foto più bella potrebbe addirittura vincere qualcosa. Ma non si sa ancora..

Halloween Boulder Party

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A qualcuno piace gotico.. il blocco, naturalmente. Da un'idea malsana di Giorgia Vigliani nasce il primo Halloween Boulder Party del Vertigo, con tanto di ragnatele, zombie, streghe, zucche, pipistrelli e un gioco fantastico per tutti: LANCETTO O SCHERZETTO?.
Ancora da definire la data, ma sarà quasi sicuramente o il prossimo giovedì o il sabato.

Info in palestra.
Zio

Blocco Instabile 2008

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Non è ancora ufficiale ma stiamo pensando a una data per il prossimo Blocco Instabile, la gara boulder organizzata già lo scorso dicembre al Vertigo che aveva riscosso notevole successo. Ovviamente siamo ancora molto presi dalle fatiche di Bloq, quindi non ci sbilanciamo troppo, ma se riusciamo a trovare la quadra di tutto riusciremo a portare a termine l'impresa.

Stay tuned.
Zio